Il prezzo nascosto che le madri pagano nel mondo del lavoro, tra dati, cause e possibili soluzioni
Il prezzo nascosto che le madri pagano nel mondo del lavoro, tra dati, cause e possibili soluzioniC’è un paradosso che si ripete in silenzio: il giorno in cui nasce un figlio, spesso muore una carriera. Non è un destino inevitabile, né riguarda tutte le donne, ma i numeri raccontano un quasi inevitabile rapporto di causa-effetto, che colpisce le madri più dei padri e più delle donne senza figli. Questo fenomeno ha un nome preciso — motherhood penalty — ed è uno dei buchi neri della nostra economia e della nostra demografia.
Cos’è la motherhood penalty
Cerchiamo di dare una definizione di motherhood penalty. Si tratta di una penalità economica e professionale associata alla maternità. Dinanzi a una donna che riferisce di avere uno o più figli, anche se in possesso di qualifiche e titoli di studio superiori al diploma, scatta una sorta di child penalty gap.
Si palesano minori probabilità di assunzione e promozione, più part time (spesso involontario), salari più bassi e carriere che rallentano o si interrompono. Insomma, una serie di svantaggi che affliggono le madri rispetto ai padri e alle colleghe senza figli.
Non è una semplice “scelta delle donne”, ma il risultato di regole (a volte non scritte), incentivi, servizi e culture organizzative che, sommandosi, spingono le madri fuori o ai margini del lavoro retribuito. Di fatto le madri – ma anche le care giver – lavoratrici vengono spesso percepite come meno competenti e dedite al lavoro, soprattutto rispetto agli uomini e alle colleghe senza figli.
Motherhood penalty: cosa dicono le statistiche
I dati parlano chiaro. Secondo il rapporto "Le Equilibriste" condotto da Save The Children, in Italia una donna su cinque esce dal mercato del lavoro dopo essere diventata madre. Il 72,8% delle dimissioni convalidate dei neogenitori riguarda le donne. Tra i 25 e i 54 anni lavora il 63,8% delle donne, ma la percentuale sale al 68,7% tra le donne senza figli e scende al 57,8% tra le madri con due o più figli.
In più, si innesca uno scontro che potremmo sintetizzare con la formula “motherhood penalty vs fatherhood bonus”. Gli uomini coetanei lavorano nell’83,7% dei casi, e tra i padri con due o più figli si arriva al 91,6%. Il part time, spesso involontario, riguarda il 31,3% delle lavoratrici contro il 6,6% degli uomini. Ciò significa, naturalmente, stipendi più alti, ma soprattutto sviluppo di carriera.
In tutto questo i media non ci risparmiano. L'Istat ha decretato l'ingresso dell'Italia nell'inverno demografico, con un tasso di fecondità che nel 2025 è sceso a 1,13 figli per donna, con 261 mila nati, in calo del 5% rispetto al 2024.
Perché è un problema economico, sociale e demografico
Penalizzare le madri significa ridurre il reddito delle famiglie, aumentando il rischio di povertà per i nuclei con figli e riducendo il risparmio previdenziale femminile, con effetti che si trascinano fino alla pensione. Si perde produttività: talenti formati che si fermano o ripartono in posizioni sotto-inquadrate, con costi per le imprese in termini di innovazione, turnover e skill mismatch.
Sul piano demografico, se diventare madre significa pagare un prezzo professionale alto, dove la motherhood penalty spesso corrisponde a un importante gender pay gap, molte coppie rinviano o rinunciano alla genitorialità.
Le cause della motherhood penalty
Tra le cause principali della motherhood penalty troviamo servizi per l’infanzia insufficienti e disomogenei, congedi parentali sbilanciati, ma soprattutto una cultura organizzativa poco compatibile con i tempi della cura, unita a un bias dannoso per le donne e la società intera, che vedono la madre come meno “affidabile” o “ambiziosa” rispetto al padre.
Soluzioni concrete, non proclami né mancette
Le politiche pubbliche più efficaci in funzione nel mondo includono congedi paritari retribuiti in modo da poter vivere questa faticosa e ambiziosa stagione della vita senza affanni. Asili nido accessibili, tempo pieno scolastico, incentivi fiscali family-friendly ed enforcement dell’uguaglianza retributiva sono misure previdenziali preziose e necessarie per scongiurare la motherhood penalty.
Le imprese private poi possono fare la differenza offrendo flessibilità vera e non penalizzante, programmi strutturati di rientro, trasparenza nelle carriere e retribuzioni, normalizzazione della paternità e convenzioni con nidi aziendali.
Un cambio di prospettiva
La motherhood penalty non è la somma di scelte individuali, ma il risultato di un sistema che scarica la cura su una sola spalla. E quel sistema costa in termini di salute mentale delle donne, sempre più a rischio e, date le minori entrate economiche condizionate dalla motherhood penalty, sempre più lontane dall’accesso al supporto necessario.
La crescita del sistema Paese si fa più lenta, le culle più vuote che, di conseguenza, mettono a repentaglio il comunque prezioso sistema di welfare a nostra disposizione. Le competenze acquisite dalle lavoratrici vengono sprecate.
Se vogliamo che la natalità risalga e che il lavoro femminile smetta di essere un percorso a ostacoli, dobbiamo smettere di trattare la maternità come una variabile “privata”. È infrastruttura sociale. Crea competitività. Ma soprattutto è l’inchiostro vitale con cui scrivere il futuro.
Foto di apertura: Drazen Zigic su Freepik

