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Cos'è il tatami: guida completa alla pavimentazione giapponese

E' il cuore della pavimentazione giapponese tradizionale, oggi riscoperta e apprezzata in occidente per vivere la casa in modo armonioso e flessibile

E' il cuore della pavimentazione giapponese tradizionale, oggi riscoperta e apprezzata in occidente per vivere la casa in modo armonioso e flessibile

Hai mai sognato di ricreare l'atmosfera zen di una casa tradizionale giapponese nel tuo salotto? Tutto parte da un elemento fondamentale: il tatami. Ma cos'è il tatami esattamente e perché è considerato il cuore pulsante dell'architettura nipponica? Per rispondere velocemente alla domanda (ma approfondiremo fra poco!), il tatami altro non è che la classica pavimentazione nipponica composta da pannelli rettangolari e modulari, costituiti da un telaio rivestito con paglia intrecciata e pressata. 

In questo articolo scopriremo la storia, i materiali e i segreti di questa pavimentazione millenaria, analizzando come il suo profumo e la sua elasticità possano trasformare radicalmente il comfort della tua casa. Attenzione: dopo aver finito di leggere potresti desiderare ardentemente di possedere un tatami!

Storia e origini del tatami: da giaciglio nobile a standard abitativo

Rispondere alla domanda "cos'è il tatami" significa anche andare a scoprire la sua storia e le sue nobili origini. Partiamo innanzitutto dall'etimologia del termine, dalla sua traduzione e quindi dal significato di tatami. Letteralmente la parola significa "piegato e accatastato", cosa che si rifà direttamente alla storia di questa pavimentazione. 

Le radici del tatami affondano infatti nel periodo Heian (794-1185), epoca in cui nasce il vero e proprio antenato del tatami. Originariamente, infatti, si trattava di sottili stuoie pieghevoli o arrotolabili — il nome stesso deriva dal verbo tatamu, che significa "piegare" — utilizzate esclusivamente dalla nobiltà sia come sedute di lusso che come giacigli rialzati.

Solo con l'avvento dello stile architettonico Shoin-zukuri nel periodo Muromachi, il tatami iniziò a rivestire intere stanze, trasformandosi da oggetto d'arredo a elemento strutturale, diventando così a tutti gli effetti la pavimentazione giapponese tradizionale che noi tutti conosciamo (o abbiamo visto negli anime in TV).

L'avvento e la diffusione del tatami è stata così importante che ha generato un sistema di misurazione unico al mondo: il Jo. In Giappone (ancora oggi!!) la superficie di una stanza si misura infatti in numero di tatami utilizzati, e non in metri quadrati come accade nel mondo occidentale. 

Come vedremo, le dimensioni di un tatami variano leggermente tra le regioni del giappone — con il formato Kyoma di Kyoto più grande rispetto all'Edoma di Tokyo — ma in generale questo rimane il modulo principale che definisce le proporzioni di pareti, porte scorrevoli (shoji) e persino delle colonne portanti nelle case tradizionali.

Com'è fatto un tatami

Ora che abbiamo scoperto cos'è il tatami e la sua incredibile storia millenaria, possiamo addentrarci un po' di più nell'argomento andando a vedere nel dettaglio com'è fatto, quanto è grande e con quali materiali è realizzato.

Cominciamo col dire che - contrariamente a quanto si pensa - un tatami tradizionale non è asslutamente un tappeto, ma un manufatto composto da ben tre elementi stratificati, che sono: 

  1. Tatamidoko, ovvero il cuore del tatami: è l'anima interna del pannello. Tradizionalmente è realizzato con paglia di riso naturale, pressata intensamente fino a raggiungere uno spessore di circa 5-6 cm. Questa struttura garantisce un isolamento termico eccezionale e una naturale capacità di regolare l'umidità ambientale, assorbendola quando è in eccesso e rilasciandola quando l'aria è secca.
  2. Tatamiomote, ovvero il rivestimento del tatami: questa è la parte più esterna e superficiale, ovvero la parte su cui effettivamente si cammina quando si utilizza un tatami. A livello produttivo, viene tessuta utilizzando il giunco comune (igusa), una pianta acquatica che dona al tatami il suo celebre colore verde paglierino e un profumo rilassante, quasi terapeutico. Con il tempo, l'ossigeno trasforma il verde in un elegante giallo dorato, segno di un invecchiamento nobile del materiale.
  3. Tatamiberi, ovvero i bordi del tatami. si tratta delle fasce di tessuto che rifiniscono i lati lunghi del pannello. Oltre a proteggere la struttura, hanno una funzione estetica fondamentale: possono essere in cotone, lino o seta, decorati con motivi geometrici o lasciati in tinta unita (spesso nero o blu scuro) per un look più moderno e minimalista.

Forma, dimensioni e misure del tatami

Quanto alla forma del tatami (intesa come singolo modulo) e alle sue dimensioni, nulla è lasciato al caso: si tratta di un rettangolo perfetto basato sul rapporto 2:1. La lunghezza di un tatami deve essere esattamente il doppio della larghezza.

Per quanto riguarda invece le dimensioni del tatami, cominciamo con una curiosità: la sua superficie corrisponde all'incirca allo spazio occupato da una persona in posizione sdraiata. Ecco perché le dimensioni più frequenti del tatami sono 90x180 e 85x180 cm.

Esiste anche il mezzo tatami (chiamato ha-dan) che è un quadrato perfetto di 90x90 cm, spesso utilizzato per completare gli angoli delle stanze o dar vita a gradevoli motivi a scacchiera sul pavimento.

Come si usa il tatami

Addentriamoci ancora di più nel discorso per scoprire come si usa il tatami. Molti conoscono infatti l'accoppiata tatami e futon, ma questo modulo non è solo una base per il materasso giapponese: è una superficie viva che ridefinisce il modo di stare in casa. 

Tatami per dormire

Come anticipato, l'accoppiata tatami e futon è una delle più conosciute. Chi è stato in Giappone e in particolare in un ryokan tradizionale, avrà sicuramente dormito "per terra" sul tatami, accolto dalla morbidezza del futon, facendo un'esperienza particolarmente appagante. 

Il tatami, infatti, funge da "ammortizzatore naturale": è abbastanza rigido da sostenere la colonna vertebrale, ma sufficientemente elastico da adattarsi al peso del corpo trasmesso dal futon (il sottile materasso in cotone). Questa combinazione favorisce una corretta circolazione e previene i dolori articolari tipici dei materassi troppo morbidi o delle reti a doghe usurate.

Tatami per vivere la giornata

In una stanza pavimentata col tatami la concezione dello spazio cambia, così come la sua prospettiva. Si vive ad altezza suolo perché quando c'è il tatami non si utilizzano le sedie. Ci si siede direttamente sul tatami utilizzando gli Zabuton (cuscini quadrati) o gli Zaisu (sedie senza gambe). Questo approccio, tipico della cultura orientale, favorisce la flessibilità delle anche e una respirazione più profonda durante la meditazione o il relax.

L'uso del tatami in modo tradizionale, inoltre, consente di gestire in modo più fluido lo spazio: le stanze in cui si dorme, tradizionalmente, sono anche le stanze su cui si vive. E' sufficiente mettere a posto il futon (nell'armadio dedicato, che si chiama Oshiire) per guadagnare tanto (tantissimo) spazio, perfetto per lo yoga, la lettura o il gioco dei bambini (il tatami è naturalmente antishock).

Tatami per lo sport

Oggi il tatami si usa tantissimo anche in Occidente per creare angoli di Home Gym. Grazie alla sua capacità di assorbire gli urti e al grip naturale del giunco, è perfetto per chi pratica stretching, Pilates o ginnastica posturale, offrendo una stabilità che un comune tappetino di plastica non può garantire.

Il concetto di Washitsu: La stanza dell'armonia

Non si può parlare di tatami senza menzionare la Washitsu, la "stanza in stile giapponese". A differenza delle stanze occidentali, definite dai mobili (la camera da letto, il salotto), una Washitsu è uno spazio multifunzionale e trasformabile, dove il tatami è il protagonista assoluto.

Tra le caratteristiche di questo spazio c'è infatti il minimalismo estremo: non ci sono letti fissi o divani ingombranti. Lo spazio si adatta all'attività: con un tavolino basso diventa una sala da pranzo; stendendo i futon sul tatami diventa una camera da letto.

Ma esistono altri elementi caratteristici tipici di una washitsu oltre al tatami, ovvero gli Shoji (porte scorrevoli in carta di riso) e il Tokonoma, una piccola nicchia rialzata dove si espongono rotoli dipinti (kakemono) o composizioni floreali (ikebana).

Inutile dire che entrare in una Washitsu significa immergersi in un'esperienza sensoriale. Il tatami assorbe i rumori dei passi e rilascia il profumo del giunco, creando un'immediata sensazione di calma e "vuoto" rigenerante.

Foto di apertura: iStock