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Il silent treatment è un abuso? Cos'è e come reagire

C'è una grande differenza tra il silenzio come spazio personale da difendere e tutelare e il silenzio punitivo usato come arma per ferire e manipolare. Ecco cos'è e come difendersi dal silent treatment. 

C'è una grande differenza tra il silenzio come spazio personale da difendere e tutelare e il silenzio punitivo usato come arma per ferire e manipolare. Ecco cos'è e come difendersi dal silent treatment. 

Il silenzio, avere uno spazio tutto per sé, una stanza mentale in cui comunicare unicamente con sé stessi è molto importante in una relazione. Tante coppie temono i silenzi, perché li interpretano come distanza incolmabile, ma a volte sono proprio quello che serve per riconnettersi o per trovare la soluzione a un problema che coinvolge entrambi, o anche solo uno dei due. In casi simili, il silenzio è una forma di rispetto, una pratica sana: essere in due non significa dominare lo spazio personale altrui, né essere onnipresente nei pensieri dell’altro. Esiste poi una versione un po’ più infelice, il trattamento del silenzio - in inglese silent treatment. Vediamo meglio di cosa si tratta e perché rappresenta un vero e proprio abuso.

Cos’è il silent treatment

Il trattamento del silenzio non è una richiesta che arriva dalla persona che si ama in modo diretto. Ho bisogno di stare un attimo per i fatti miei, di capire, ragionare con la mia testa, per non scaricare su di te il male che mi attraversa in questo momento.

Il silent treatment è invece una tipologia molto subdola di abuso psicologico che viene messo in atto da persone a noi care. Il/la partner, un genitore verso i figli (o viceversa), il gruppo di lavoro, le amicizie più strette.

Così come rappresenta un abuso imporre all’altro la propria presenza, lo è anche smettere, in modo intenzionale, di comunicare o ascoltare l’altro. Si ignorano i suoi messaggi, si evitano gli incontri, da un momento all’altro, senza dare nessuna spiegazione.

Quali sono gli effetti del silent treatment

Trattandosi di violenza psicologica, spesso adoperata da soggetti con il disturbo narcisistico di personalità, il trattamento del silenzio si trasforma, in modo più o meno consapevole, in un meccanismo manipolatorio.

Questa punizione passivo-aggressiva scava nell’autostima della persona che la subisce, che si piega ai dettami dell’altra. Farebbe praticamente qualsiasi cosa pur di poter parlare ancora con lui/lei. Nonostante questo atteggiamento provochi dolore, invece di allontanare da chi lo pratica, ha l'effetto oppposto: lo rende più desiderabile, porta a chiedere scusa per cose delle quali non si ha nessuna colpa, come l’avere chiesto, per esempio, maggiore chiarezza rispetto al rapporto con una certa collega.

Donare il proprio silenzio alla persona che ci ama è ancora peggio di un litigio. Si basa, infatti, sull’assunto di essere superiori. A livello biologico, essere ignorati attiva la stessa area del cervello del dolore fisico. I lividi sono invisibili, sì, ma fanno male uguale.

Un esempio di silent treatment

Supponiamo che due persone stiano insieme da 3 anni. Lei inizia a sentirsi trascurata. Le uscite di coppia sono praticamente finite, lui esce sempre più spesso da solo, senza invitarla, e le uniche uscite di gruppo sono con i reciproci membri della famiglia.

Lei inizia a manifestare un po’ di fastidio rispetto a questa situazione. Nelle foto in cui lui viene taggato c’è anche una nuova collega molto carina, alla quale lui sembra essersi avvicinato molto. Sono praticamente sempre insieme.

Invece di tranquillizzarla, andarle incontro e chiarire dubbi che potrebbero non avere nessun fondamento, lui si arrabbia, stizzito, e inizia a non parlarle. Le ore diventano giorni, i giorni settimane. A un certo punto, dopo numerose suppliche e messaggi in cui lei lo implora di parlare, cambia atteggiamento e torna.

Il punto, però, è che non parleranno mai di quello che è successo. Lei gli chiederà scusa più e più volte, arrivando a pensare di essere sbagliata, di aver preteso chissà cosa, e non si permetterà più di sollevare la questione.

Questo è un copione abbastanza comune di silent treatment. Spezza dall’interno, umilia l’anima, indebolisce il cuore. Questa brutta bestia può evolvere in forme di violenza domestica, per esempio quando l’abusante è un genitore e punisce i figli con il silenzio, provando persino un po’ di piacere e crudeltà nel vederli piegarsi alle sue richieste e nel riuscire a controllarli.

Come reagire al silent treatment

Se una persona alla quale vuoi molto bene - non importa quale sia il suo ruolo nella tua vita - inizia ad abusare di te con il trattamento del silenzio, quello che dovresti fare non è rispondere con insulti, rabbia o supplicare che torni a rivolgerti la parola. Per metterti in protezione dalla violenza emotiva e svincolarti dalla trappola di una facile manipolazione, ci sono alcune cose che potresti considerare.

Semplificando:

  1. se la tua relazione è stabile e questo è il problema reale che vi impedisce di progredire e dialogare in modo maturo, la terapia di coppia è un’opzione da non scartare;
  2. qualora, invece, il trattamento del silenzio fosse una mera forma di abuso, smetti immediatamente di inseguire e scusarti.

Quello che hai sopportato e tollerato fino a questo momento, probabilmente è un pattern che chi si trova dall’altro lato ha subito a sua volta, o ha imparato a replicare per ottenere ciò che vuole. Ma chi ti ama davvero, non cerca di proposito di minare la tua serenità. Né con le parole, né con uno stupido silenzio punitivo.

Foto di apertura: Freepik