Anche in Italia vantiamo villaggi di centenari, uno di questi è stato appena scoperto: ma come si vive in questi luoghi?
Anche in Italia vantiamo villaggi di centenari, uno di questi è stato appena scoperto: ma come si vive in questi luoghi?Dan Buettner, esploratore che nel 2004 portò il concetto di “blue zone” in copertina su “National Geographic”. Lo aveva intuito prima di tutti: non è solo la genetica a fare la differenza, ma il contesto in cui si vive. Con il termine Blue Zone oggi si indicano cinque aree geografiche con la più alta concentrazione documentata di ultracentenari. La teoria continua a dividere gli scienziati ma, attraverso la longevità degli abitanti di queste aree, continua a insegnarci qualcosa.
Cosa sono le blue zone
Il termine blue zone (letteralmente “zone blu”) fu coniato dai ricercatori Gianni Pes dell’Università di Sassari e Michel Poulain. Durante i loro studi in Sardegna gli scienziati tracciavano cerchi blu sulle mappe per segnalare le zone di maggiore longevità. Le cinque aree classiche, pubblicate su “Experimental Gerontology”, sono:
- Okinawa (Giappone)
- Ogliastra e Barbagia (Sardegna)
- Ikaria (Grecia)
- Nicoya (Costa Rica)
- La comunità avventista di Loma Linda, in California.
Scienza in evoluzione: tra dubbi e conferme
Ma c’è chi, alla suggestione delle zone blu del mondo, preferisce la concretezza. Ad esempio, Saul Justin Newman dell’UCL ha sostenuto che le concentrazioni di ultracentenari in alcune aree potrebbero essere il frutto di errori anagrafici o frodi pensionistiche.
A dicembre 2025, però, uno studio indipendente su “The Gerontologist” (Austad e Pes) ha confermato la validità dei dati della zona blu in Sardegna, così come quelli di Okinawa, Ikaria e Nicoya su registri civili, archivi ecclesiastici e genealogici. Nell’aprile 2026 sono stati proposti nuovi criteri di classificazione per le blue zone. Per essere riconosciuta, una zona blu deve dimostrare sia sopravvivenza eccezionale dopo i 70 anni sia una probabilità statistica anomala di raggiungere il secolo di vita.
Blue zone in Italia: la Sardegna e la Sicilia emergente
La Blue Zone storica italiana è l’Ogliastra, in Sardegna, dove c'è la maggiore concentrazione di centenari maschi al mondo. Ma l’anno scorso è arrivata una novità. Il 30 luglio 2025, sul “Journal of Aging and Longevity”, Gianni Pes e il biogerontologo Calogero Caruso dell’Università di Palermo hanno certificato Caltabellotta – borgo dei Monti Sicani, in provincia di Agrigento – come prima Blue Zone emergente della Sicilia.
Su 5.319 nati tra il 1900 e il 1924, l’8,9% ha superato i novant’anni, dato statisticamente compatibile con quello sardo. Anche Geraci Siculo, nelle Madonie, ha attirato l’attenzione dei ricercatori per numeri analoghi.
I segreti della longevità
Non esiste un ingrediente magico, un manipolo di segreti di longevità. Tuttavia, gli scienziati hanno individuato un pattern che si può ritrovare nell'alimentazione, nella senso di comunità che combatte la solitudine, la vita all'aperto e il movimento. Approfondiamo.
L'alimentazione
L’alimentazione delle Blue Zone è prevalentemente vegetale – circa il 90-95% del totale – con legumi come fonte proteica quotidiana (almeno una tazza al giorno tra fave, ceci e lenticchie), cereali integrali, olio extravergine, pochissima carne e pesce due o tre volte a settimana. In Sardegna l’apporto di fibre raggiunge i 50-70 grammi al giorno, il doppio della media italiana. Inoltre, nella zona blu di Okinawa vige la regola dell’hara hachi bu: smettere di mangiare all‘80% della sazietà.
Questo schema coincide con il protocollo del biologo Valter Longo (USC, Los Angeles). Lo studioso suggerisce di mantenere un’alimentazione prevalentemente vegana, con legumi assunti tutti i giorni, e digiuno notturno di almeno 12 ore.
Uno studio del 2024 su “Nature Medicine” ha mostrato che tre cicli mensili a regime ipocalorico riducono l’età biologica di 2,5 anni.
Inoltre, i centenari delle Blue Zone condividono un microbiota con caratteristiche specifiche: un’alta diversità batterica, maggiore abbondanza di Bifidobacterium, Lactobacillus e Prevotella, tutti favoriti da fibre abbondanti e alimenti fermentati. Non è un dettaglio secondario: questo ecosistema intestinale riduce l’infiammazione cronica e regola il metabolismo lipidico.
Il senso di comunità
Nelle Blue Zone la solitudine è quasi sconosciuta. Gli anziani non vengono marginalizzati, ma restano parte attiva della comunità. Gianni Pes, intervistato da “Starbene” nel febbraio 2026, ha definito questo “il segreto meno visibile ma più potente”.
Nella zona blu di Okinawa il principio si chiama moai: un gruppo ristretto di amici, formatosi nell’infanzia, che offre supporto reciproco – emotivo, sociale, all’occorrenza anche economico – per l’intera vita. Accanto a questo, l’ikigai, la “ragione per cui ci si alza la mattina”, fornisce uno scopo che le ricerche associano a una riduzione misurabile dello stress cronico.
A Nicoya, in Costa Rica, il concetto analogo si chiama plan de vida. Studi condotti dall’Università di Harvard sul benessere degli adulti hanno messo in evidenza che la qualità dei legami sociali è tra i fattori più predittivi della longevità, con effetti sulla salute fisica comparabili a quelli del movimento regolare.
In Sardegna e a Caltabellotta, il tessuto comunitario si consolida attorno alla famiglia allargata, alle feste religiose e ai riti collettivi che scandiscono l’anno – un ritmo che riduce l’ansia e dà struttura al tempo.
Aria pulita e vita all'aperto
Quasi tutte le Blue Zone si trovano in aree rurali o montane, lontane dai centri industriali. Non è una coincidenza. Il professor Caruso, commentando i dati di Caltabellotta – 949 metri sul livello del mare tra i Monti Sicani – ha individuato tra i fattori della longevità locale bassi livelli di inquinamento atmosferico, acqua di qualità, biodiversità vegetale e una quotidianità ancora legata alla terra e al movimento fisico spontaneo.
Lo stesso schema si ritrova nell’Ogliastra, dove aria di montagna, assenza di inquinamento industriale e clima mediterraneo favoriscono la vita all’aperto dodici mesi l’anno.
A Okinawa, le attività agricole e di pesca svolte in esterno garantiscono esposizione solare sufficiente per la sintesi della vitamina D, micronutriente associato alla salute ossea e immunitaria. Ikaria segue ritmi stagionali rigorosi: la vita rallenta d’estate, accelera di poco d’inverno, e il pisolino pomeridiano è considerato un riduttore naturale dei marcatori cardiovascolari di rischio. Ambiente non significa solo paesaggio: significa ritmo biologico compatibile con il corpo umano.
Insomma, vivere cent’anni non è solo questione di fortuna geografica. È il risultato di un ecosistema – alimentare, sociale, ambientale – che l’Italia, nei suoi borghi più silenziosi, custodisce ancora.
Foto di apertura: iStock

