Questa nuova professione (che non teme la concorrenza dell'intelligenza artificiale) sta cambiando il modo in cui affrontiamo il fine vita
Questa nuova professione (che non teme la concorrenza dell'intelligenza artificiale) sta cambiando il modo in cui affrontiamo il fine vitaDurante un'intervista uscita all'inizio del 2026 Chloé Zhao ha raccontato che, durante la lavorazione del film Hamnet, ha iniziato a formarsi per diventare una doula della morte. Sarà stata forse la storia che stava raccontando - la storia di Agnes (Jessie Buckley), moglie di William Shakespeare (Paul Mescal), che affrontano la morte del loro unico figlio maschio, Hamnet, a causa della peste. Sarà stata l'ispirazione giunta da un'epoca sempre più soffocata dall'intelligenza artificiale e dalla sua "fame" di lavori da cancellare. Sta di fatto che, come ha spiegato Zhao stessa, da sempre terrorizzata dall'idea ella morte, completare il primo livello di formazione per questo ruolo l'ha aiutata a immergersi profondamente nei temi della perdita e del dolore.
Il fatto è che tutti noi abbiamo paura anche solo di quella parola, morte. Anche nei pensieri più intimi ci nascondiamo da lei. Eppure, c'è chi ha scelto di farne la propria professione — non per curarla, non per prevenirla, ma per accompagnarla. Si chiama Death Doula, o doula della morte, ed è una delle figure professionali più innovative e necessarie del nostro tempo.
Una professione che nasce dall'antica sapienza
Il termine "doula" significa letteralmente "donna che serve". Nella sua accezione più conosciuta, la doula affianca le neomamme nel percorso della nascita - prima, durante e dopo il parto. Ma il principio che guida la doula della morte è lo stesso: accompagnare. Solo che l'essere umano a cui si affianca è, come le partorienti, in un momento di grande vulnerabilità e trasformazione, solo che questo momento non è l'inizio della vita, ma la sua fine.
Definire il significato di "doula della morte" va oltre il semplice ruolo. È una presenza umana, non medica, che offre sostegno emotivo, spirituale e pratico a chi si avvicina alla fine della vita. In più, cerca di accogliere e guidare anche i familiari della persona morente. Non somministra farmaci, non sostituisce il medico o l'infermiere. Fa qualcosa di diverso e, per molte famiglie, ancora più prezioso. In un mondo ossessionato dalla velocità e indipendenza, si siede e rimane accanto, offrendo conforto e consolazione.
Da secoli di solitudine al movimento "death positive"
Per secoli, la morte è stata un evento intimo, consumato tra le mura di casa. Le persone morivano nel proprio letto, circondate dai loro cari, spesso assistite da figure rituali come l'accabadora sarda — la donna chiamata a portare "la buona morte" ai malati terminali in agonia, in un gesto di compassione culturalmente codificato, a cui Michela Murgia ha dedicato un famoso e amatissimo libro.
Con la medicalizzazione della morte, caratteristica rampante del Novecento, questo accompagnamento si è progressivamente perduto. Oggi, secondo i dati più recenti, il 70% delle persone muore lontano dal proprio letto, in ospedale o in strutture di ricovero, spesso senza un vero supporto emotivo personalizzato.
È in questo vuoto che nasce, negli anni Novanta nei Paesi anglosassoni, il movimento "death positive". Si tratta di un vero e proprio approccio culturale, che invita a parlare della morte apertamente, a pianificarla con consapevolezza, a viverla come parte integrante e naturale dell'esistenza. In questo contesto fiorisce la figura della Death Doula. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada è una professione diffusa e ricercata, che lavora accanto agli hospice, alle famiglie e alle persone anziane.
Cosa fa concretamente una doula della morte
La doula della morte è la protagonista di tre momenti: prima, durante e dopo il decesso. Nel periodo che precede la morte, affianca chi sta per morire nell'elaborazione delle sue paure, dei suoi desideri e dei suoi rimpianti. La doula può essere di supporto nello scrivere lettere ai propri cari, registrare messaggi audio o video, realizzare desideri specifici annotati nella famosa bucket list che ognuno di noi ha. Oppure, semplicemente, aiuta a creare uno spazio di ascolto autentico, in cui si sospende ogni giudizio. In più, supporta i familiari, spesso sopraffatti dall'angoscia e dall'impotenza, aiutandoli a comprendere il processo del morire e a prepararsi a dare l'ultimo saluto.
Durante le ultime ore di vita della persona che assiste, la Death Doula è presente fisicamente. Offre così quella continuità di cura che il sistema sanitario, per ragioni strutturali, non sempre riesce a garantire. Dopo la morte continua a esserci, supportando il lutto dei familiari, accompagnandoli nelle prime settimane di dolore e, quando necessario, orientandoli verso le strategie più adatte ad affrontare la perdita. Si occupa anche degli aspetti pratici: dalla pianificazione funebre anticipata alle disposizioni anticipate di trattamento, fino alle questioni legali e burocratiche che investono ogni famiglia.
Alua Arthur, la Death Doula più famosa del mondo
Se c'è un volto che ha portato la figura della Death Doula all'attenzione globale, è quello di Alua Arthur. Questa avvocatessa di origini ghanese a un certo punto della sua vita si è trasformata in una delle voci più importanti di questa ondata Death positive. Fondatrice di Going with Grace, organizzazione che si occupa di formazione e pianificazione del fine vita con sede a Los Angeles, Arthur ha formato oltre 2.500 Death Doula in 17 Paesi del mondo. Il suo TED Talk "Why Thinking About Death Helps You Live a Better Life", pubblicato nel luglio 2023, ha superato un milione e mezzo di visualizzazioni.
Nel 2024 Arthur ha pubblicato quello che è diventato un bestseller del New York Times: "Briefly Perfectly Human: Making an Authentic Life by Getting Real About the End". Alla base di questa professione e del suo libro c'è la sua incarnazione di quello che è un vero e proprio paradosso: chi lavora ogni giorno a contatto con la morte sviluppa, quasi inevitabilmente, un rapporto più intenso e consapevole con la vita. Come ha raccontato in diverse interviste, questo lavoro l'ha resa più vera, presente, capace di abitare il qui e ora.
Doula della morte: corso e formazione in Italia oggi
Ci sono molti centri di formazione per diventare doula della morte. Tra i più famosi ci sono il SO.CREM Genova e la scuola triennale di Fucina Alchemica a Levico Terme (Trento).
La formazione per diventare doula della morte comprende materie molto eterogenee: psicologia del lutto, anatomia e fisiologia del morire, spiritualità e rituali di commiato, aspetti legali e pratici del fine vita, tecniche di ascolto attivo e comunicazione empatica. Non si tratta dunque soltanto di un corso professionale.
Chi percorre questa strada lo descrive come un cammino di trasformazione interiore, che cambia profondamente il proprio rapporto con la vita. Attualmente in Italia la professione di doula della morte non è ancora ufficialmente regolamentata a livello nazionale, ma i percorsi formativi esistenti rilasciano attestati professionali con iscrizione ai relativi registri.
La storia di Mirella Pisani, Death Doula italiana e autrice del libro "Femminatanta: Storia di una stuntwoman", è emblematica. Come molte colleghe, è arrivata a questa professione attraverso un percorso personale: un incontro ravvicinato con la morte che ha cambiato per sempre la sua prospettiva. Un copione che si ripete in tutto il mondo: chi sceglie di fare la doula della morte spesso lo fa perché ha vissuto in prima persona quanto possa fare la differenza avere qualcuno accanto nei momenti più bui.
Perché questa professione riguarda tutti noi
La doula della morte non è una figura destinata solo ai morenti. Chi decide di dedicare la propria vita personale e professionale a questa missione si trasforma in una risorsa per tutta la comunità. A cambiare è il modo stesso in cui pensiamo alla vita. In una cultura che tende a nascondere la morte dietro le porte degli ospedali e il linguaggio asettico della medicina, la Death Doula porta la morte di nuovo nel centro della conversazione, ma lo fa con rispetto cura e umanità.
Parlare apertamente della propria morte, pianificare il proprio commiato, scegliere come voler essere ricordati sono tutti atti di consapevolezza e di amore verso chi resterà. La doula della morte offre quel supporto che mira prima di tutto a cancellare il blocco più rigido che abbiamo dentro di noi: la paura. E forse, come insegna Alua Arthur dalla California, a vivere più pienamente proprio perché abbiamo smesso di guardare dall'altra parte.
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